Lu, 29 maggio 2017

My secret place

My secret place
Ero un ragazzino di 11 anni quando partecipai ad un concorso letterario. La prova consisteva nel comporre un “tema” che nel linguaggio degli anni 50 significava inventare un racconto o scrivere una storia su un soggetto a piacimento.Ancora oggi ricordo quello che scrissi tanti anni fa. Il ricordo ..

Ero un ragazzino di 11 anni quando partecipai ad un concorso letterario. La prova consisteva nel comporre un “tema” che nel linguaggio degli anni 50 significava inventare un racconto o scrivere una storia su un soggetto a piacimento.
Ancora oggi ricordo quello che scrissi tanti anni fa. Il ricordo è ancora così vivo in me perché il mio “tema” fu premiato da un programma televisivo per bambini, allora popolarissimo. Se dicessi che il premio ricevuto era un “Blue Peter Badge”, i lettori inglesi capirebbero immediatamente quanto fossi orgoglioso per aver ricevuto un riconoscimento tanto ambito.

Il titolo del mio racconto era "My secret place". Parlavo di un paesino situato nel centro del Galles, in cui abitavano alcuni miei parenti e dove ogni anno andavo a trascorrere le vacanze. Era un posto in cui il tempo sembrava avere un ritmo tutto suo e ogni minuto del giorno era più intenso e più lungo di quelli cui ero abituato a casa mia; tutti erano più tranquilli e la fretta non esisteva, i paesaggi così belli da togliere il fiato e a me sembravano sempre diversi ogni volta che li guardavo. Insomma, era un posto che non avrei mai voluto lasciare. La tristezza per la fine della vacanze era smorzata solamente dal fatto di sapere che sarei ritornato ancora altre volte nel mio luogo segreto .
Alla fine, nelle ultime righe del mio racconto, decisi di rivelare il nome del paesino. Lo feci però rimarcando che si trattava del mio luogo segreto, con la tacita speranza che non troppi avrebbero deciso di raggiungerlo, in modo che avrebbe continuato a essere mio e di nessun altro.
Quello che allora non potevo immaginare, era che un giorno avrei trovato un altro luogo segreto. Nel 1989, infatti, io e mia moglie abbiamo avuto la fortuna di scoprire il Lago d’Orta, un posto in cui, a partire da quel momento, ci siamo recati molte volte l’anno. Siamo stati anche fortunati nel trovare casa lì e vivere il nostro “sogno” con tanti amici, condividendo il più possibile lo stile di vita italiano.

Dopo aver venduto il nostro appartamento e volendo evitare a tutti i costi di tornare alla vita d’albergo che avevamo già sperimentato a lungo prima di avere una casa tutta nostra, ci era rimasto fortissimo il desiderio di ritornare a Orta. Una cosa era certa, qualunque fosse stato il posto che ci avrebbe ospitato, avrebbe dovuto essere davvero speciale.
Un nostro ex vicino ci aveva parlato de La Darbia e così chiedemmo a dei nostri amici la gentilezza di fare una visita ad Angela e Matteo e di farci sapere le loro impressioni. Il responso fu chiarissimo, e gli amici, che ben ci conoscevano, ci assicurarono che La Darbia sarebbe stato senz’altro il posto giusto per ricominciare a gustare il gioiello che tanto amiamo, il Lago d’Orta.
La prima volta in cui ho parlato con Angela al telefono per organizzare la nostra vacanza è stato come se ci conoscessimo da molto tempo. Ogni nostra richiesta era accolta con piacere , e i consigli riguardo alla scelta dell’appartamento più adatto a noi venivano dati tenendo ben presenti le nostre esigenze. Decidemmo di prenotare; in breve tempo arrivò la conferma e rimanemmo in contatto fino al momento della nostra partenza per l’Italia.
In procinto di arrivare mi resi conto che sbadatamente non avevo dato particolare attenzione alle indicazioni che ci erano state fornite per raggiungere La Darbia, così, non riuscendo a trovare l’ingresso fui costretto a chiamare Angela: “Nessun problema! Mando qualcuno a prendervi”.
Poco dopo è arrivato Gian Carlo, che ci ha guidati per un breve tragitto fino a una stradina piuttosto ripida. Quando ci siamo trovati di fronte all’ingresso della Darbia, la reazione di mia moglie è stata: “WOW!”

Il primo impatto è stato semplicemente perfetto, e la nostra permanenza ha confermato esattamente la stessa impressione.
Nei giorni trascorsi nel residence abbiamo conosciuto l’intera famiglia de La Darbia, e ci siamo sentiti parte di essa.
Ormai non sono più un ragazzino di 11 anni, ne ho 64, ma nonostante non indossi più il mio Blue Peter Badge ho ancora il “mio luogo segreto.”

A La Darbia facciamo tantissimi auguri per il futuro, e a tutti gli ospiti che vi soggiorneranno auguriamo di trascorrere una fantastica vacanza….ma non raccontatelo a troppe persone!
Grazie Angela, Nonno Mario, Gian Carlo e Matteo.

Arrivederci, Hugh & Lynn

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