La Darbia blog

Semel in anno licet insanire

Testo di Claudia Femia

Lun, 6 febbraio 2017
Semel in anno licet insanire
Dicevano proprio così gli antichi Romani per spiegare che nel periodo del Carnevale era consentito impazzire un po’ e lasciarsi trasportare da un’euforia contagiosa. Ancora oggi le tradizioni italiche portano avanti una festa giocosa e irriverente, che si organizza in molte città tra febbraio e m..

Dicevano proprio così gli antichi Romani per spiegare che nel periodo del Carnevale era consentito impazzire un po’ e lasciarsi trasportare da un’euforia contagiosa.

Ancora oggi le tradizioni italiche portano avanti una festa giocosa e irriverente, che si organizza in molte città tra febbraio e marzo, nel mese che precede la Quaresima. Sono famosissimi il Carnevale di Venezia e quello di Viareggio, insieme alle maschere di cartapesta di Cento e alla battaglia delle arance di Ivrea, manifestazioni storiche che richiamano turisti da tutto il mondo.

Ma anche i paesi intorno al lago d’Orta propongono sfilate di carri, maschere tradizionali e irriverenti, musiche e balli con grandi abbuffate. Parate all’aperto e allegri veglioni si svolgono la domenica o il martedì grasso, con contorno di polenta e salamini da mangiare rigorosamente in piazza, mentre la banda suona tra i coriandoli in un clima di giocosa confusione.
Ogni paese ha il suo re o la sua regina, che diventano i veri padroni della città, mentre le maschere tipiche di ogni borgo richiamano la tradizione e la memoria del passato.
Si dice infatti che "a Carnevale ogni scherzo vale", perché si vivono giorni all'insegna della sregolatezza, delle burle, della gioia sfrenata.

Nel Medioevo il Carnevale era il tempo delle scorpacciate e delle danze infinite. Il 're del Carnevale' garantiva l'allegria pazza e la sospensione temporanea delle leggi, delle regole e della morale. I ruoli sociali si invertivano: gli uomini si vestivano da donne e viceversa, i poveri da ricchi, i ricchi da accattoni o da giullari.
Ed è ancora così: ognuno può tornare bambino indossando costumi colorati e spiritosi in una giornata che celebra la spensieratezza e anticipa l’arrivo della bella stagione.

Permettetemi di salutare tutti gli amici della Darbia con i famosi versi di un grande signore del Rinascimento, Lorenzo il Magnifico, che celebrava il Carnevale con queste parole:

«quant’è bella giovinezza
che si fugge tuttavia
chi vuol esser lieto sia
del doman non c’è certezza
»